Lo scorso febbraio, le nostre due sostenitrici Laura e Patrizia sono partite per l’India e hanno visitato Ameena (la bambina che sostengono a distanza), l’Olivia School e il Progetto Unnati.
Ecco l’emozionante resoconto del loro viaggio, scritto da Laura.
Prima del viaggio
Il viaggio in India dello scorso febbraio è iniziato molto tempo prima.
Sento una sorta di richiamo da parte dell’India fin da quando abbiamo scelto, insieme a mia mamma, di adottare a distanza una bambina proveniente da questo Paese, Ameena. Da subito abbiamo avuto il desiderio di conoscerla di persona, un giorno, così come di conoscere i referenti in loco e vedere come si svolgono i vari progetti. Sono passati circa 6 anni.
E’ del 6/03/2025 l’email in cui dico ad Alessia, in risposta al report annuale del sostegno a distanza, che il sogno di andare in India è sempre nel cassetto: qualche mese dopo, io e la mamma eravamo in agenzia a prenotare i voli. Il viaggio è continuato a settembre 2025 quando, per il mio compleanno, ho aperto una raccolta fondi che ho chiamato “Per un futuro senza interruzioni”, finalizzata ad acquistare mutande mestruali lavabili per le ragazze dell’Olivia School di Proddatur.
Il 4/02/2026, finalmente eravamo a Proddatur.
La data del viaggio non è stata scelta a caso: volevamo essere lì per il 7 febbraio, giorno del compleanno di Ameena.
L’arrivo a Proddatur
Dall’alto dell’aereo, di notte, il Sud dell’India mi ricorda un cielo stellato. A parte i grandi centri abitati infatti c’è pochissima illuminazione: le luci sembrano stelle e le poche strade illuminate che le collegano sembrano formare costellazioni. Di giorno, in treno, capisco che tutte quelle aree buie sono grandi distese verdi, foreste, paludi, risaie, colline, pianure più aride.
Al nostro arrivo, Vara, suo marito Prasad e il figlio Surya ci accolgono calorosamente, ci donano delle ghirlande di fiori e ci portano subito a provare il buonissimo cibo locale. Iniziano anche i tentativi di imparare a mangiare con le mani, o meglio, con la mano destra.
La cultura indiana è pervasiva e travolgente.
Laura e patrizia accompagnate da vara, la nostra referente in loco
L’Olivia School
Il giorno dopo il nostro arrivo, inizia la visita alla scuola. Appena varchiamo il cancello, decorato da una frase che, per dare il benvenuto, recita: “When you Enter this Loving school Consider yourself One of the special Members of an Extraordinary family”, ci sentiamo proprio così: arrivate in un posto che sa di casa. Ci accolgono tantissimi sorrisi, e i bimbi e ragazzi di tutte le età sono tutti schierati nel cortile in attesa di iniziare la giornata con la cerimonia mattutina. Tutti in coro salutano, ripetono frasi motivazionali, cantano l’inno nazionale, fanno yoga, si incoraggiano reciprocamente, e lo fanno ogni mattina prima delle lezioni. La prima impressione è che siano tutti molto educati, silenziosi, disciplinati e motivati, ma anche felici di essere lì.
Le prime classi che visitiamo sono quelle della pre-primary, dove ci sono i bimbi dai 3 ai 5/6 anni. Se prima erano tutti silenziosi, ora capiamo come il volume sia parte dell’apprendimento: a turno, alcuni bimbi e bimbe andavano alla lavagna a indicare lettere, sillabe, parole, dirle ad alta voce, e subito dopo tutti gli altri bambini le urlavano in coro. Visitiamo ogni classe, man mano che aumenta l’età aumenta proporzionalmente anche la timidezza dei bimbi. I più piccoli si esibiscono volentieri in canti e balli o recitano poesie, i più grandi invece sono più propensi a farci domande su di noi, sull’Italia, sui viaggi, oppure a raccontarci dei loro sogni e rispondere alle nostre di domande.
Ovviamente visitiamo anche la classe di Ameena, che ci riconosce subito così come noi riconosciamo lei. Chissà se la sua compagna di banco è la stessa amica di cui ci ha parlato nelle sue lettere, è così incredibile essere lì a pochi metri di distanza quando il resto del tempo ci separano migliaia di kilometri. Impossibile non sorridere.
C’è dell’incredibile nel modo in cui religioni così diverse convivano pacificamente all’interno della scuola, senza che si riescano a percepire differenze marcate. Ci sono bambini induisti, altri musulmani e altri ancora cristiani, ma prima di tutto sono indiani, e prima ancora sono semplicemente bambini. La pluralità di religioni presente in India fa sì che ci siano tantissime celebrazioni e festività, ognuna onorata al pari delle altre, e questo ci ha stupito tantissimo.
In occasione della visita alla scuola, consegniamo a Vara le mutande mestruali lavabili acquistate grazie alla raccolta fondi. Sarebbe bello continuare a raccoglierne anche per altre ragazze, ne parliamo insieme e cerchiamo online: stanno iniziando a venderle anche su alcuni siti indiani, nonostante sia un prodotto ancora poco conosciuto.
Dopo aver visitato tutte le classi arriva il momento di incontrare Ameena per la prima volta: si vede che è felice ed emozionata ma è timidissima e non si osa a parlare in inglese con noi, quindi Vara fa da mediatrice linguistica tra noi. Lei non sapeva nulla della nostra visita, e capisce subito che si tratta di una sorpresa di compleanno.
Il progetto “Unnati”
Uno dei progetti che ci stava più a cuore vedere di persona era il progetto “Unnati”. Al piano superiore della scuola c’è una grande sala dove è stato allestito il corso di sartoria per le donne dalit: ci sono una decina di macchine da cucire e grandi tavoli ai lati, una lavagna, e molti tappeti al centro della stanza dove circa 25 giovani donne sono sedute intente a ricamare fiori, uccelli, decorazioni. Molte di loro sono mie coetanee, ma sono già sposate e hanno quasi tutte dei figli. Ognuna di loro ci mostra i suoi lavori migliori, che comprendono vestiti per sé, per le loro figlie, tessile per la casa, biancheria, accessori per il trucco, sacchetti per i gioielli, oppure abiti in miniatura creati per studiare i modelli. Alcune di loro indossano sari e bluse auto-prodotti.
Parliamo con loro per ore eppure il tempo sembra volare. Ci raccontano come la cosa più bella di questo corso non è stata solo la possibilità di apprendere una professione che potranno sfruttare da subito per avere un reddito da casa, e anche tramandare alle proprie figlie in futuro, ma il fatto che hanno trovato una comunità di donne, di amiche, con cui concedersi momenti di spensieratezza, relax e risate. La maggior parte di loro non ha mai frequentato una scuola, eppure sono incredibilmente veloci ad imparare: in 5 mesi hanno imparato come prendere le misure, disegnare i modelli, tagliare le stoffe e cucire abiti anche molto elaborati e ricchi di decorazioni come sono gli abiti indiani, e hanno imparato a ricamare decori, applicare perline, o dipingere sui tessuti.
Ci sarebbe piaciuto avere più tempo e conoscere le loro storie.
Per ringraziarci, anche se sentiamo di essere noi a dover ringraziare loro, decidono di prenderci le misure e cucire degli abiti per noi. Per me creano una “chudidhar”, un top lungo fino al ginocchio con gli spacchi laterali e le maniche lunghe fino al gomito, dei pantaloni e una chunni, che è una sciarpa da mettere sul petto e sulle spalle. Per la mamma un completo simile ma con una “kurti”, una camicia più corta. Rimaniamo senza parole sia per quanto sono belli che per la velocità con cui li hanno realizzati.
Laura e patrizia con le donne del progetto unnati
Un compleanno speciale
In un attimo è il 7 febbraio, nonostante sia sabato c’è scuola, e una tradizione di compleanno prevede che la festeggiata porti a scuola del cioccolato da donare e indossi un abito nuovo elegante. Ameena arriva insieme alla sua mamma, indossa un mezzo sari verde chiaro e rosso decorato in oro ed è piena di gioielli, è truccata e ha il mehndi sulla mano sinistra. E’ davvero bellissima, sembra una principessa. Le consegniamo qualche regalino: per lei, un libro di filastrocche in inglese, una maglietta e un paio di mutande mestruali lavabili, e per suo fratello, una maglietta.
La mamma ci invita a casa loro per continuare a festeggiare e, sinceramente, speravamo lo facesse!
Poco dopo Ameena, Vara, la mamma ed io siamo su un tuk tuk giallo diretti a casa sua dove la mamma ci accoglie con degli snack salati, del chai, e la torta di compleanno. Hanno una casetta graziosa e molto colorata composta da una sala, una piccola cucina e un’altra stanza. La sala è anche il negozio della mamma, infatti è piena di snack, bevande, verdure, frutta e altri prodotti alimentari in vendita. Ci accoglie lì, dove ci sono anche due brandine, la tv, e la cuccia del loro cagnolino. Ci raggiungono anche i loro vicini di casa, curiosi di questa visita insolita.
Prima di salutarci sfogliamo insieme il loro album di foto degli ultimi anni. E’ un momento molto bello, anche questo passato troppo velocemente, le emozioni provate sono difficili da descrivere a parole.
Un pezzetto di cuore è rimasto lì
Nonostante ci aspetti ancora una settimana di tour in India prima di ritornare in Italia, partiamo a malincuore. Al ritorno a casa scopro una motivazione nuova nel fare le cose, la mia situazione non è cambiata, ma è cambiato qualcos’altro. Ripenso spesso al fatto che fare un lavoro come quello di Vara mi piacerebbe tantissimo. Da neo psicologa mi trovo continuamente a scontrarmi con il conflitto che c’è tra quello che mi piace davvero e che vorrei fare e quelle che sono le effettive possibilità di lavoro.
Credo che il richiamo che sentivo da parte dell’India avesse esattamente lo scopo di farmi incontrare queste persone, e, nell’attesa di poter ritornare un giorno, spero di poter mantenere qualche contatto. Sicuramente nel cuore e nei pensieri ci sarà posto per ognuno di loro.
Ringrazio Il Sole ETS per avere reso possibile tutto questo e sopratutto Vara e la sua famiglia per il loro lavoro e la loro ospitalità.
laura e patrizia con ameena e la sua famiglia
Alessia Bellini
Responsabile sostegni a distanza
Il Sole Onlus realizza programmi di cooperazione allo sviluppo in 2 Paesi del Sud del mondo e in Italia anche grazie a una rete di partner locali selezionati sulla base della loro capacità di intervento e affidabilità.
alessia.bellini@ilsole.org
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